Sono passati appena quattro giorni dal momento in cui Don Palmiro Prisutto è stato estromesso da Parroco della Madrice di Augusta, ad oggi sui social ci sono state tantissime prese di posizione contro l’Arcivescovo Monsignor Lo Manto, reo di aver voluto a tutti i costi l’allontanamento dell’arciprete Prisutto dalla Madrice. Abbiamo deciso di pubblicarle con il titolo: “La Malefatte di Don Palmiro”
Pino Pisani Senatore della Repubblia M5S
Non entro nel merito della decisione presa dall’Arcivescovo nei riguardi di don Palmiro Prisutto. Tuttavia non posso fare a meno di esprimere il mio profondo rammarico per il modo in cui si è conclusa la vicenda.
Don Palmiro ha la mia piena fiducia e avrà sempre il mio pieno sostegno: da tanti anni, con le sue azioni e le sue battaglie portate avanti a difesa dell’ambiente, tutela le popolazioni che abitano il territorio della zona industriale del siracusano.
Per quello che è di mia conoscenza, dubito che l’operato di don Palmiro possa essere motivo di dissidi o di contrasti in seno al popolo cristiano augustano. Lo testimoniano anche le diverse migliaia di firme raccolte in poche ore proprio in seno a quella comunità per tutelare il buon nome del suo parroco.
È certamente possibile che il noto rigore di padre Prisutto per il rispetto dei ruoli e dei compiti delle associazioni di fedeli determini qualche malcontento, ma, sicuramente, ciò non può essere considerato motivo valido per incolparlo di negligenza nel suo ufficio sacerdotale, svolto, invece, nella totale osservanza di quello spirito di assoluto rispetto per il Creato, ripreso dall’enciclica #LaudatoSi’ del nostro Santo Padre Francesco.
Padre Palmiro è l’espressione vivente di una Chiesa che chiede maggior rispetto per l’ambiente, che tutela un Bene Comune che deve essere garantito e salvaguardato per le nostre generazioni future.
Il suo allontanamento dalla Chiesa Madre, rappresenta un fallimento per tutti: né vinti, né vincitori ma soltanto la chiara sconfitta di un popolo che si ritrova nelle battaglie condotte dall’ormai ex arciprete e che oggi si trova smarrito perché la sensazione è che, ancora una volta, abbiano vinto i potenti.
Ribadisco la mia vicinanza a P. Prisutto. Indipendentemente dal suo destino futuro, gli chiedo di non arretrare nelle sue lotte. La sua voce, spesso solitaria, ha una rilevanza come poche altre. Coloro i quali pensano di zittirla definitivamente, in realtà, otterranno l’effetto contrario. Il mio appello finale è che, se c’è qualcuno che ancora può cambiare le sorti di questa vicenda, lo faccia senza indugio e timore.
“La sapienza rende il saggio più forte di dieci potenti che governano la città”. (Qo 7,19)
Sette domande al Vescovo Francesco Lomanto:
1) Ha mai parlato con Padre Palmiro Prisutto della vita ecclesiale della Parrocchia della Chiesa Madre?
2) Ha mai ascoltato da Padre Palmiro le preoccupazioni pastorali che lo hanno mosso in questi decenni ad intervenire, da cittadino e da sacerdote, sull’ambiente, sulle nuove povertà, a favore dei malati di cancro?
3) Ha mai incontrato la comunità cristiana della Parrocchia della Chiesa Madre curata da Padre Palmiro?
4) Ha mai incontrato i membri delle confraternite?
5) Ha ben riflettuto sulle conseguenze, ecclesiali e sociali, della rimozione di Padre Palmiro e sul grave danno che essa arreca alla Chiesa di Augusta tutta?
6) Si può pensare che ci siano altre ragioni, non confessabili, per la rimozione incomprensibile e priva di giustificazioni plausibili, di Padre Palmiro?
7) Qualcuno ha già promesso la guida della Parrocchia della Chiesa Madre a qualche altro sacerdote?
Prego che la Madonna delle Lacrime La illumini sul dolore che simile decisione, presa nel chiuso della Sua Curia, arreca a tutta la Chiesa.
Alessandro Riera
Rev.mo Padre Palmiro,
oggi è l’ultimo giorno in cui lei sarà Arciprete-Parroco della chiesa Madre di Augusta, almeno finché questa vicenda non giungerà all’ultimo grado di giudizio previsto dal CDC. La conosco sin da bambino quando insieme a Padre Giovanni e Padre Angelo era in chiesa Santa Lucia.
Son cresciuto in quella realtà insieme ai miei genitori che per più di 30 anni hanno fatto parte della “Comunità dei Missionari del Vangelo”, ricordo le “giornate di spiritualità “ al santuario dell’Adonai , le intercomunitarie in giro per i vari luoghi della diocesi di Siracusa, la nascita del centro Utopia, le riunioni in Chiesa (nei sotterranei di Santa Lucia) il mercoledì ed il venerdì, nei mesi invernali, e poi, nei mesi estivi, una volta a settimana a turno nelle campagne dei membri della comunità; ricordo miei genitori studiare e scrivere catechesi a tema; a differenza di ciò che molti dicono son cresciuto dentro le Chiese , e di schifezze ne ho sentite e viste tante, per questo mi son anche allontanato. Mi ricordo che da bambino quando Lei fu trasferito a Brucoli, chiedevo ai miei perché non la vedevo più a “Santa Lucia”….
Col passare degli anni ho sempre sentito parlare di Lei e delle varie iniziative portate avanti; iniziative che personalmente mi hanno dato la percezione di una persona che ha veramente dedicato la propria vita al servizio degli altri…
Poi nel momento più buio della mia vita, Dio mi ha fatto una grande dono: ha rimesso Lei sulla mia strada. Non potrò mai ricambiarla abbastanza per ciò che è stato e continua ad essere per tutta la mia famiglia dal punto di vista spirituale e morale. Dopo i fatti del 2015 e del 2016 (ormai noti) è stato semplicemente naturale metter la faccia in sua difesa, ed ancora oggi non ho ripensamenti, rimpianti nè dubbi a farlo.
Sono ormai ben 7 anni che subisce, silenziosamente, offese e vessazioni, ci hanno provato in ogni modo, ma fino a ieri hanno sbattuto contro un muro fatto di lealtà ed onestà.
Oggi invece le carte son state “aggiustate” ed il nuovo capo della Diocesi di Siracusa, ha preso la decisione tanto attesa dai suoi detrattori. Una decisione che lascia sgomenti, non per la decisione in se stessa, ma per ciò che rappresenta: un Vescovo arrivato da 4 mesi senza conoscere, persone e fatti imbastisce un procedimento intriso di cattiveria e falsità senza precedenti; cattiverie e falsità, che l’alto prelato ha preso come Verità la stessa con la quale dice di essere consacrato; personalmente credo che Sua Eccellenza forse stia eccedendo di zelo ed avrebbe dovuto approfondire proprio per il bene di quel popolo di Dio che lui stesso dice di voler tutelare.
A volte penso che se lei fosse stato il “tradizionale” sacerdote, che ad Augusta siamo abituati a riconoscere ( a parte qualche “mosca bianca”) probabilmente oggi sarebbe stato anche più di un “discusso arciprete”. Sarebbe stato tutto più semplice… Al posto di organizzare manifestazioni “per la vita “ che tanto hanno infastidito i suoi confratelli (Padre Zagarella su tutti) , avrebbe potuto organizzare costosi pellegrinaggi in giro per il mondo, più che camminare a piedi avrebbe viaggiato in aereo, alloggiando in hotel a 4 stelle (minimo) con beauty farm e tutti i comfort; avrebbe potuto accumulare ricchezze materiali, immobili, e denari, chiedendo offerte ai fedeli, da lasciare a nipoti e parenti; avrebbe illuminato a festa ed adornato d’oro la sua parrocchia riempiendola di facoltosi frequentatori e soprattutto garantendo un servizio di pulizia adeguato a farci vivere in una chiesa “pulita” (poi chi dice che è sporca senza entrarci mi dice dove ha comprato la palla di vetro). Ma invece lei ha scelto altro…
Ai comodi pellegrinaggi, Lei ha scelto di scendere per strada a manifestare “per la vita” , per la “nostra vita” sacrificando la sua vita sacerdotale…
Perché lo ha fatto?
Alle ville, agli immobili, ai lussi materiali, ha scelto di non chiedere nulla ai suoi fedeli, l’umiltà della sua casa materna illuminata ogni giorno dall’alba di via Marina Levante, ed ha scelto di dedicarsi al recupero di un bene di inestimabile valore quale “il Santuario dell’Adonai”, portandolo a ciò che è oggi con il sudore della sua fronte e con le sue risorse economiche, ha richiesto le offerte in modo differente, scrivendo: “oggi sono all’Adonai chi mi viene ad aiutare?”. Più che una richiesta d’aiuto è stata sempre una voglia di stare insieme, di aver compagnia e di far catechesi in modo differente.
Alla chiesa sfarzosa ha preferito la semplicità di una chiesa curata dalla comunità parrocchiale, ed anche lì alle offerte ha sempre preferito il lavoro di gruppo senza distinzione d’età e ceto sociale; ognuno con ciò che sapeva fare, e dirle di si non è mai stato difficile, solo per il piacere di stare insieme; avremmo dovuto aggiungere i selfie di quei momenti? Anche dopo tutte le cattiverie che son state dette, continuo a dir di no! Parlo per me, ma credo di poter parlare a nome di tutte quelle persone che in questi anni hanno partecipato, lo abbiamo fatto col cuore e con amore, per il piacere di stare insieme, e non per il giudizio altrui. Tutto ciò che abbiamo fatto e continueremo a fare lo faremo sempre come ci ha insegnato, in silenzio, senza apporre firme, perché venga apprezzato ciò che è stato fatto e non chi lo ha fatto, la gratitudine da ricercare non sarà di questo mondo.
Se non avesse fatto le scelte che ha fatto oggi non sarebbe Padre Palmiro, quel sacerdote che anche fuori dalla nostra città ci stimano ed invidiano.
Comunque andrà a finire questa storia, sarò sempre disponibile ad aiutarla ed a prestare servizio per quella parte di Chiesa in cui credo, quella parte fatta di trasparenza, umiltà e VERITÀ supportate da fatti incontrovertibili; la Chiesa fatta dal popolo di Dio che non fa alcuna distinzione di appartenenza sociale, che all’apparenza antepone l’essenza, ma che soprattutto agli interessi antepone il vero servizio disinteressato.
“Il malvagio trama contro il giusto, contro di lui digrigna i denti. Ma il Signore ride di lui, perché vede arrivare il suo giorno.”
Forza Padre
Ancora Riera
Quindi l’Arcivescovo asserisce di aver ricevuto segnalazioni di parrocchiani “onesti e seri” perché rimuovesse l’Arciprete, che dal canto suo riceve migliaia di attestati di stima; perciò passando tutto su una bilancia o l’Arcivescovo è sommerso di segnalazioni di cui può darne prova (per sentito dire non funziona) o tutto sta nella sua percezione di cittadini “onesti e seri”.
Sicuramente tra le segnalazioni avverse vi sono quelle degli imputati al famoso processo penale per diffamazione aggravata , tant’è che più volte è stata chiesta la remissione di questa querela ma senza che dall’altra parte sia mai arrivato neanche un cenno d’intenzione di chiedere scusa. A questo punto penso (parer mio) che una segnalazione avversa su tutte abbia avuto un peso maggior rispetto alle tante positive, un “peso politico” data la posizione di assessore ricoperta da un imputato al processo.
La situazione che ha investito la Chiesa Di Augusta ed in particolar modo Don Palmiro Prisutto ha dato modo a qualche “chiacchierone/a da cortile” di interpretare e strumentalizzare alcuni scritti. Purtroppo come sempre prevale “l’IO “ ed il personalissimo animo di chi legge. Leggendo con animo duro, con un cuore che cova rancore e che deve per forza difendere una posizione ( poi è inutile scrivere io stimo Don Palmiro) allora è facile utilizzare una chiave di lettura distorta e totalmente distante da ciò che lo scrivente avrebbe voluto esternare.
La situazione ha provocato una grande ferita in chi in questi anni ha vissuto direttamente i fatti noti, in chi ha creduto in una “Chiesa operaia” fucina di spirito di servizio, accoglienza e comunione; mai nessuno è stato escluso o mandato via, mai a nessuno è stato chiesto “tu da dove vieni a chi appartieni”, chi si è avvicinato senza personalismi e spirito di collaborazione è stato sempre accolto senza riserve.
Abbiamo creduto e continuiamo a credere (almeno io) in questo tipo di chiesa, ma che purtroppo, è palese, non è stata rappresentata con i comportamenti attuati dal clero locale e dalla Curia di Siracusa in primis. Si è creata una grande delusione per aver creduto in qualcosa che nei fatti non esiste e per tale valutazione IO non mi sentirò di frequentare ed ascoltare altri sacerdoti di Augusta, (nei fatti coloro che col loro silenzio e con il loro operato di questi anni hanno “condannato” Don Prisutto); non per odio, non per rancore, ma perché credo più di ogni altra cosa ad un criterio che è la CREDIBILITÀ!
Ascolterei parole che alle mie orecchie risulterebbero vuote e prive di fatti a supporto e la mia chiave di lettura risulterebbe distorta e mi allontanerebbe solamente dall’essenza di Cristo. Non basta parlare di Dio…
Non mi reputo un “buon Cristiano”, per questo, lavoro per diventarlo e non credo che potrei mai diventarlo ascoltando chi nei fatti ha dimostrato solo personalismo, interessi personali ed ipocrisia (percezione personale).
Allo stesso modo non parteciperò alle “tradizionali processioni” gestite da chi negli anni è stato l’artefice di queste divisioni (si può negar tutto ma non l’evidenza fatta di manifesti e raffiche di articoli di stampa dal 2014 ad oggi). Sempre per lo stesso criterio per cui non basta dire di esser credenti ma serve essere CREDIBILI.
A chi continua a polemizzare cercando di far passare le narrazioni di fatti in giudizi personali, c’è poco da dire, anche perché molti di questi non li ho MAI VISTI (possibilmente per distrazione mia, non sono abituato a contare le persone in chiesa) e non so come possano parlare di qualcosa MAI vissuta. Altri visti per fugaci episodi invece si son semplicemente soffermati per poi attaccare ciò che i loro occhi percepivano attraverso ciò che è custodito nei loro cuori.
Altri ancora (pochi) continuano a parlare e puntare il dito su noi che circondiamo Don Palmiro come coloro che hanno voluto e perpetrato la causa della divisione nella chiesa di Augusta, beh semplicemente potevate venir con me nei tre appuntamenti avuti con l’Arcivescovo Pappalardo, e quando andai a parlare (mi disse il vescovo di farlo) con i sacerdoti di Augusta (qualcuno non mi ha neanche dato la possibilità di parlare) tra il 2016 ed il 2017, magari capireste cosa si è cercato di fare; ma l’impegno non è finito li, lo scorso 23 Dicembre insieme ad altri 2 “fratelli” abbiamo chiesto udienza all’attuale Vescovo, per conoscerlo, presentare il nostro punto di vista e metterci a disposizione per sanare questa divisione che non fa bene a nessuno, ed all’incontro nessuna risposta in tal senso è stata data.
Anzi era ancor più chiaro nei comportamenti del Clero e del Vescovo che l’unico loro interesse fosse la “remissione della famosa querela” per cui oggi sono in atto i processi. Querela che non ha solo tutelato l’onorabilità dell’uomo e Sacerdote Don Palmiro Prisutto , ma di tutti quei parrocchiani e cittadini onesti che ne hanno stima e considerazione; querela che ha tutelato un bene della Chiesa che “avrebbe potuto” essere alienato, e la tutela dei beni materiali della Chiesa sta nei compiti della carica del Parroco.
Un’altra chiave di lettura, a mio modesto parere solo di parte, è stata data da chi chiede SILENZIO! Forse perché magari è meglio non far saper le cose, ma questo io non lo reputo un comportamento EVANGELICO, ma OMERTOSO, perché chi sa ha il dovere MORALE di parlare. D’altronde lo stesso Papa Francesco dice di non tacere davanti alle ingiustizie; trovo corretto invitare alla lettura del Vangelo ma lo trovo un atto IPOCRITA ed INCOMPLETO se poi a tutto ciò non si accosta la pratica; Gesù non si è soffermato in silenzio davanti alla sofferenza ma si è chinato, ed ha AGITO; magari oggi qualcuno avrebbe il coraggio di dirGli che doveva rinchiudersi nel cenacolo con i suoi discepoli ed insegnare e predicare, ma sappiate che , a mio modesto parere, avrebbe predicato parole vuote, perché le parole se non seguite dall’azione servono a ben poco e forse a noi oggi non sarebbe arrivato NULLA.
Per altri invece NULLA è stato fatto in questi anni, da chi ha circondato e collaborato con l’Arciprete, affermazioni che a mente calda magari hanno creato qualche fastidio, ma con la serenità e la libertà che mi contraddistingue a queste polemiche rispondo dicendo semplicemente: che son felice e contento di tutto ciò, perche un piccolo obbiettivo è stato raggiunto, perché rendiate gloria a Dio di quel poco che anonimamente è stato fatto con spirito di servizio. Non ho mai pensato di andar in chiesa a cercar gloria, perciò tutto ciò che è stato fatto non è mai stato ne firmato ne contornato da selfie e fotografie autocelebrative; se abbiamo fatto e pubblicato privatamente delle foto stavamo solo ritraendo la gioia che ognuno di noi aveva e continua ad aver nello stare insieme.
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Ancora Alessandro Riera
Era nell’aria…
Si percepiva l’odore acre di anime putride dentro…
Si udiva il vociare sottovoce delle raccomandazioni, del ricatto che si contrapponeva alle urla possenti dai palchi, che con più decibel cercavano di non far notare quel gran vociare di sottofondo….
Giacche e cravatte come “coppole e lupare” che incontravano fasciate talari e prelati…
Si tramava e si ungeva con i tentacoli della comunicazione, quelli che ammaliano, abbracciavano le menti deboli e poco affini avvicinandoli alla “mente”, mentre altri tentacoli fatti di fango, false testimonianze e menzogne cercavano di scacciare via le voci fuori dal coro per esser tutti sotto un unica “testa” che oltre a custodire la “mente” è anche piena di “merda”.
Mara Nicotra
Secondo voi è giusto come si è comportata la Curia nei confronti di Don Palmiro Prisutto?
Un sacerdote, un uomo, un cittadino che ha sempre rispettato la vita e l’ambiente, che ha protetto la comunita’ di Augusta Melilli e Priolo a spada tratta, che ha lottato contro la corruzione in cambio della legalita’, libertà, i demoni che in pompa magna professano la parola di Dio, un uomo che ha ricevuto i complimenti dal papa per il suo operato religioso, che grida insieme ad altre vittime per sconfiggere il cancro causato da un inquinamento industriale senza precedenti (lo dimostrano i dati), penso che non meritava questo trattamento anomalo e ingiusto, però è accaduto per volere di pochi.
Mi chiedo se questa è religione, se questa è giustizia, se questa è la chiesa, la casa di Gesù che ci ha insegnato amore e perdono per il prossimo. Mi chiedo ancora come mai i colleghi preti di Don Palmiro non sentono la necessità, il bisogno di spendere anche una parolina di conforto nei suoi confronti? E il papa come ha potuto permettere tutto ciò?
Sarebbe carino anzi doveroso da parte del vescovo Lo Manto uscire allo scoperto e dichiarare apertamente di quale reato si sia macchiato Palmiro per subire tutto questo?
Neanche ai pervertiti, ai pedofili, ai mafiosi, ai ladri avete riservato questo trattamento. Vedo che da 3000 anni a questa parte la storia si ripete… i giusti vengono crocifissi e i ladri fanno carriera.
Giuseppe Italia
Purtroppo questi sono solo esposti su social….fin quando il popolo subirà in silenzio, venendo ricattato in modo osceno
per un posto di lavoro non si otterrà nulla…
Le cittadine coinvolte dovrebbero insorgere unite ad oltranza bloccando gli accessi all’area industriale, l’unico modo per dare fastidio a questi signori È toccarli nel portafoglio…. è inammissibile che la benzina costi 1,60….con il prezzo del greggio di 1/3 o poco più…
Ma sia la Chiesa…C.D., che le magistrature e la politica sono tutte collegate fra loro.
Basta vedere che un mese fa per un concorso pubblico viene utilizzata una struttura privata che è stata al centro di sequestro, corruzione di magistrati, CD sistema Siracusa….
Fin quando non il popolo non voterà gente nuova con l’orgoglio di essere Siciliano e di amare la Terra, rinunciando al posto di lavoro….alla promessa…o al benefit possibile, purtroppo la Sicilia in primis e poi l’Italia è destinata ad essere distrutta.
Gisella Di Modica
Buonasera, ho visto i servizi su Padre Palmiro Presutto, io sono una siciliana nata ad Augusta e vissuta a Brucoli fino all’età di 24 anni in seguito trasferita in Toscana e tornata in Sicilia solo in estate solo in vacanza finché c’è stato mio padre in vita, Palmiro mi ha sposata e ho seguito le vicende di Augusta perché ho avuto in famiglia morti per cancro anch’io, mio padre in primis dopo 40 anni di servizio alla Esso, poi mia zia a solo 69 anni e mio cugino di poco più di 25 anni, queste morti mi fanno arrabbiare tantissimo, ma non potrò mai dimenticare le parole di mio padre il giorno del mio matrimonio, ” adesso ti trasferirai in Toscana porta via tuo fratello e quando non ci sarò più porta via anche tua madre perché questa terra porterà solo tanta sofferenza a chi vi vive, quelle maledette industrie distruggeranno tutto.” Sul momento non avevo dato peso alle parole di mio padre, ma a distanza di 25 anni oggi posso dire che mio padre aveva ragione, dopo un anno dal mio matrimonio ho portato via mio fratello a vivere con noi, e da cinque anni mia madre vive con noi in Toscana, abbiamo venduto tutto e mi duole il cuore vedere la mia terra trovarsi in questa situazione di degrado ambientale, ma mi sconvolto di più sapere che c’è tanta omertà nei confronti di questo problemi ambientale. Palmiro non merita ciò che è successo, se la sua rimozione è dovuta a problemi di natura ecclesiastici è un conto, ma vi credo poco, spero che non ci siano altri motivi, perché l’essere umano e soprattutto la chiesa avrebbe da rendere conto del suo comportamento alle generazioni future. Scusatemi per lo sfogo, cordiali saluti Gisella
Solo alcuni degli sfoghi che abbiamo raccolto ma, non abbiamo ancora finito, state certi che non ci fermeremo qui, intanto l’intervista a Don Palmiro è stata visualizzata da oltre cinquantamila persone ed ancora il contatore continua a salire, mentre l’intervista ad alcuni parrocchiani ha toccato il numero di oltre trentamila visualizzazioni.
Speriamo tanto che l’arcivescovo Lo Manto possa sentire il bisogno di poter rivedere la propria decisione e possa restituire Don Palmiro alla sua comunità.
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